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Aurora magazine

Il sequenziamento del genoma svela come affrontare forme rare di cancro

Un team internazionale del Mount Sinai Hospital e della UConn School of Medicine ha scoperto come affrontare alcune rare forme di cancro. Il merito va all'uso del sequenziamento del genoma di ultima generazione, simile a quello che si usa per i test di diagnosi prenatale. Lo studio dimostra l'efficacia dell'approccio e apre le porte a nuove opzioni terapeutiche per le malattie rare.

I ricercatori hanno effettuato il sequenziamento completo sui tessuti tumorali e sani di 17 pazienti. I soggetti erano affetti da carcinoma paratiroideo, una rara forma di cancro per il quale non esistono trattamenti. Il tumore provoca complicazioni metaboliche progressive, che causano livelli di calcio nel sangue molto alti, ossa deboli, danni renali e infine la morte. Al momento l'unica speranza è un intervento chirurgico precoce.

Le analisi hanno svelato diverse mutazioni in geni collegati allo sviluppo del tumore e in sentieri. Tra questi ci sono il CDC73, il sentiero PI3K/AKT/mTOR e il Wnt, già noto. Questa caratterizzazione approfondita ha svelato i meccanismi genetici coinvolti nel carcinoma paratiroideo. La scoperta potrebbe portare allo sviluppo dei primi trattamenti per i pazienti presi in esame.

Per il momento è il più ampio sequenziamento del genoma mai fatto tra quelli dedicati solo al carcinoma paratiroideo. L'approccio si è rivelato potenzialmente utile non solo per questa malattia specifica, ma anche per molti altri casi. Il sequenziamento consentirà infatti lo studio approfondito di molte malattie oggi trascurate, in quanto troppo rare. Fornirà inoltre un punto di vista inedito, anche quando ci sono pochi casi da studiare.

Lo studio ha unito due grandi eccellenze. Da una parte ci sono i ricercatori della UConn, specializzati nelle malattie paratiroidee e nei tumori endrocrini. Dall'altra ci sono quelli del Mount Sinai, primi al mondo per il sequenziamento del genoma e le analisi bioinformatiche.

Fonte: mountsinai.org

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La sindrome di Opitz: cos'è e come si trasmette

La sindrome di Opitz è una malattia genetica rara che provoca ritardo mentale e anomalie congenite multiple. Colpisce circa 1 bambino ogni 1.000.000 e ci sono 40 casi noti al mondo. I soggetti che ne soffrono presentano occhi molto distanti tra loro, sella nasale ampia, malformazioni nella laringe e nella faringe. Nei maschi gli organi genitali si sviluppano in maniera anomala. Queste malformazioni provocano problemi nel deglutire e nel respirare e, a volte, deficit nello sviluppo mentale.

Prima della scoperta dell'Università di Barcellona, l'unico gene collegato alla malattia era il MID1. Il gene è nel cromosoma X, quindi la malattia si trasmette molto probabilmente per via materna. Di solito i sintomi si manifestano solo nei maschi, mentre le femmine sono in prevalenza portatrici sane. Alcune di loro hanno gli occhi molto distanti, ma nient'altro. Esistono però casi di trasmissione autosomica dominante, dove il gene mutato è dominante. Ne consegue che il genitore ha il 50% delle possibilità di trasmettere la malattia ai figli, sia maschi che femmine.

Ad oggi la diagnosi avviene mediante l'osservazione di caratteristiche cliniche. Esiste un test genetico per le anomalie del gene MID1, ma alcuni pazienti non presentano la mutazione. Per questo motivo, il test non ha del tutto valore per la diagnosi prenatale. I test di screening prenatale di routine possono però individuare alcuni dei difetti propri della malattia. In presenza di casi in famiglia, inoltre, è possibile cercare le mutazioni responsabili nel DNA fetale mediante villocentesi.

La scarsa conoscenza della sindrome di Opitz rende difficile elaborare terapie risolutive. Il 50% dei bambini muore durante il parto per complicazioni. Nell'altro 50% dei casi, si agiscecontro le manifestazioni della malattia, così da migliorare la qualità della vita dei pazienti. Là dove necessario e possibile, i medici consigliano interventi chirurgici per ridurre le malformazioni. La riduzione di alcune malformazioni può diminuire alcuni sintomi collaterali, legati all'apparato respiratorio.

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Trovata la causa genetica della sindrome di Opitz C

Sono 40 le persone nel mondo affette dalla sindrome di Opitz C. Un team dell'Università di Barcellona e del CIBERER ha identificato un gene che provoca la malattia. Si tratta di un primo passo nella comprensione delle basi genetiche della sindrome. Ad oggi, infatti, non esistono trattamenti né test di diagnosi prenatale per la malattia.

Le cause genetiche della sindrome di Opitz C sono ancora quasi del tutto sconosciute, anche a causa della rarità della malattia. Si pensa che siano legate a una mutazione ereditata dal lato materno. Al momento, quindi, la diagnosi è puramente clinica e basata sulla sintomatologia presente in vari gradi nei pazienti individuati. In molti casi, i sintomi coincidono con patologie simili, come le Bohring-Opitz e Prader-Willi. Ciò rende per il momento impossibile anche una diagnosi prenatale.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno descritto per la prima volta una mutazione presente nel gene MAGEL2. È situata nella regione Prader-Willi, nel cromosoma 15. La scoperta apre le porte a nuovi studi sulla malattia e all'elaborazione di test per individuare queste anomalie cromosomiche in gravidanza.

Gli studiosi hanno rilevato la mutazione nell'unica persona affetta dalla sindrome in Catalogna. Coincide con l'anomalia di un paziente affetto da sindrome di Schaaf-Yang, una malattia rara che affligge 50 persone nel mondo.

Fonte: medicalxpress.com

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Svolta nella diagnosi del cancro al colon con i nuovi test genetici

I test genetici stanno rivoluzionando il mondo dello screening prenatale e non solo. Un nuovo test genetico consente di individuare le mutazioni genetiche ereditarie che aumentano il rischio di cancro al colon. La nuova tecnologia è inoltre in grado di trovare anomalie che quelle precedenti mancavano. Il “next generation sequencing” potrebbe quindi identificare molti più soggetti predisposti al cancro al colon. Un’arma in più nella lotta contro il cancro, che consentirebbe a quanti sono a rischio di prendere le dovute precauzioni.

Quando si ha un caso di cancro al colon in famiglia, ci si rivolge a un genetista per valutare il rischio di familiarità. In base alla storia della famiglia, al numero di casi in cancro, all’età delle diagnosi, lo specialista consiglia un test genetico. In questo modo il test svelerà se si hanno mutazioni genetiche che aumentano il rischio di sviluppare un cancro.

Il test genetico classico è il sequenziamento Sanger, che consente di leggere la sequenza di un gene specifico. È un metodo molto accurato, ma anche costoso e impegnativo. Ecco perché sta lasciando il posto al cosiddetto “next generation sequencing”, con il quale si possono esaminare più geni alla volta. Il nuovo metodo permette di ridurre i costi, tagliare i tempi e dare una risposta molto prima. Ha inoltre svelato anomalie genetiche legate al cancro al colon che il sequenziamento Sanger non era riuscito a individuare.

Prima di procedere con un test del DNA, è bene consultare uno specialista. Lui saprà indirizzare la persona verso il percorso di screening migliore e anche arginare ansie ingiustificate. Ad ogni modo, il valore di queste nuove tecnologie è indubbio. Il sequenziamento di nuova generazione sta cambiando sia la lotta contro i tumori sia lo screening prenatale.

Fonte: health.clevelandclinic.org

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